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18 settembre 2005

lega metallica: back from the abyss

Esiste una canzone particolare? Una canzone che, al solo sentirla, evoca un evento, una persona, un luogo particolari?...

 

 

 

E parecchio dura la domanda. Una canzone sola non è facile da scegliere, perché mi sembrerebbe di tralasciarne tante che sono importanti per me.

Parto da una che è stata la prima ad essere ‘la canzone’, ed è quella rimasta più a lungo in ‘classifica’.

‘In my darkest hour’ (Megadeth), ha segnato una parte importante della mia adolescenza. La parte più buia, fatta di rapporti burrascosi con l’ altro sesso, letture prolungate di Nietzche e Schopenhauer (allegria..), e un certo senso di pessimismo e disagio che forse era in parte derivato dalla scarsa fiducia che avevo in me stesso. Ma è una canzone che trasuda sofferenza autentica, rabbia e delusione, ed è talmente emozionale da rimanere una delle mie preferite anche adesso che sono, nel bene o nel male, un pò cambiato.

Per il resto ce ne sono tantissime di canzoni importanti, perché ho l’ abitudine di associarle non solo a momenti della mia vita, ma anche ad esempio a scene di libri che ho letto e che mi sono piaciuti, di film, di fumetti. La lista sarebbe sterminata.

E non solo per quanti riguarda canzoni metal: la sigla finale di ‘Berserk’, uno dei miei fumetti preferiti, è una cacchiatina ma mi è sempre rimasta in testa.

Oggi sono stato ad un concerto di un quartetto si sassofoni, che hanno riproposto la ‘Marcia funebre di una marionetta’, che altri non è che la sigla della vecchia serie televisiva in bianco e nero presentata da Hitchcock. Anche quello è un pezzo presente nella mia vita.

‘Jump’ dei Van Halen è stata colonna sonora di una delle vacanze più divertenti della mia vita.

Che è, a pensarci bene, un mosaico di suoni: dischi interi, singoli spezzoni, musichette e quant’ altro.

‘Master of puppets’ ma anche il casino del mio ciao quando andavo via a scarico libero, ‘Mordred’ s song’ ma anche lo sferragliare degli speroni agli stivali del tex quando entrava in classe al liceo, ‘Phantom of the opera’ ma anche il suono dell’ autobus che rallentava prima della fermata a gennaio e alle sette di mattina, un freddo di merda e la notte ancora fonda, il rincoglionimento di chi (io) prima delle dieci proprio non riusciva ad accendere del tutto il cervello.

E poi il brusio dei corridoi universitari, i cori della curva, le canzoni popolari del mio paese (sì, anche ‘L’ oselin dela comare’), il suono del vino versato in un bicchiere, il rumore della scopa che spazza le foglie dal viottolo di casa mia, in una domenica di novembre con le nuvole grigio chiaro in cielo.

E quel walzer di Chopin, e quel pezzo di Satriani che mi sono rimasti dentro perché ci ho studiato sopra mesi per impararli, li ho ripetuti milioni di volte per valorizzare ogni nota, ogni vibrato e sfumatura, fino a notte tarda.

Troppa roba, decisamente troppa per il tempo che abbiamo di parlare…



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permalink | inviato da il 18/9/2005 alle 20:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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