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27 dicembre 2005

Sleepytime Gorilla Museum

WARNING! questo post è bello peso, se siete ancora pieni di panettone e cotechino, forse vi conviene tornare un altro giorno.


Vi dirò, ormai avevo perso le speranze per quanto riguarda il prog.

Voglio dire, se togliamo i tempi d’ oro di Genesis, Pink Floyd e compagnia, e se togliamo anche i primi dischi dei Dream Theatre, non è che resti molto.

Questo genere musicale, che a partire proprio dal suo nome dovrebbe essere quello che guarda avanti, in realtà a un certo punto mi pareva quello rimasto più indietro.

Non c’ era gruppo rock che ascoltassi che non ripescasse a piene mani dalla psichedelica floydiana o dalla sezione ritmica dei Rush.

Non c’ era gruppo metal che non somigliasse in maniera sfacciata al gruppo di Petrucci e soci.

Unica (grandissima) eccezione i Voivod.

Che però non a caso hanno cominciato vent’ anni fa.

Quello che volevo sentire era qualcosa non solo di personale, ma proprio di rottura con quanto prodotto fino ad oggi dal progressive, qualcosa in grado di spostare l’ attenzione su elementi nuovi e mai valutati prima.

 

Un paio di definizioni:

 

DADAISMO- Il Dadaismo è un movimento artistico che nasce in Svizzera, a Zurigo, nel 1916. La situazione storica in cui il movimento ha origine è quello della Prima Guerra Mondiale, con un gruppo di intellettuali europei che si rifugiano in Svizzera per sfuggire alla guerra. La parola Dada, che identifica il movimento, non significa assolutamente nulla, e già in ciò vi è una prima caratteristica del movimento: quella di rifiutare ogni atteggiamento razionalistico. Il rifiuto della razionalità è ovviamente provocatorio e viene usato come una clava per abbattere le convenzioni borghesi intorno all’arte. Distruzione assolutamente necessaria per poter ripartire con una nuova arte non più sul piedistallo dei valori borghesi ma coincidente con la vita stessa e non separata da essa.

La vita del movimento è abbastanza breve. La funzione principale del dadaismo era quello di distruggere una concezione oramai vecchia e desueta dell’arte. Per poter divenire proposta artistica nuova necessitava di una trasformazione, e ciò avvenne tra il 1922 e il 1924, quando il dadaismo scomparve e nacque il surrealismo.

 

Pezzo tratto da qui.

 

FUTURISMO- Il futurismo è un’avanguardia storica di matrice totalmente italiana, nato nel 1909, grazie al poeta e scrittore Filippo Tommaso Marinetti. Ciò che il futurismo rifiutava era il concetto di un’arte élitaria e decadente, confinata nei musei e negli spazi della cultura aulica. Proponeva invece un balzo in avanti, per esplorare il mondo del futuro, fatto di parametri quali la modernità contro l’antico, la velocità contro la stasi, la violenza contro la quiete, e così via. In sostanza il futurismo si connota già al suo nascere come un movimento che ha due caratteri fondamentali:

         l’esaltazione della modernità;

         l’impeto irruento del fare artistico.

Definizione tratta da qui, dove trovate anche il Manifesto del Futurismo di Marinetti, da cui è partito il movimento.

 

In realtà i due movimenti hanno, negli intenti, molti punti in comune. L’ idea di demolire un vecchio modo di fare arte, usare la tecnologia e ogni tecnica nuova e innovativa per uscire dall’ idea decadente di arte della fine dell’ Ottocento (singolare il contrasto tra il Manifesto del Futurismo e ‘Il ritratto di Dorian Gray’, di Oscar Wilde, 1891), e l’ idea di usare pamphlet e manifesti appunto per divulgare le proprie idee.

In questo scenario si colloca lo Sleepytime Gorilla Museum.

Trattasi di un museo che è probabilmente quello che è rimasto meno aperto nella storia. Situato a Manhattan, aperto nel 1916 e chiuso nel 1950, è rimasto aperto per circa 47 giorni complessivi, di solito mai più di uno o due di fila.

Di fatto dobbiamo pensare che New York all’ epoca era meta di arrivo per molti emigranti europei, soprattutto italiani, che portarono in USA le recenti idee artistiche (Futurismo e Dadaismo appunto) europee.

Non è un caso che il lavoro svolto dallo SGM sia stato portato avanti soprattutto dalla figura di Lucia Russolo (1881), in arte Lala Rolo, immigrata italiana.

Il nome Sleepytime Gorilla Museum proviene infatti da una poesia di Lala Rolo e da Ikk Ygg (alias Victor Yggsen, nato nel 1890 in Danimarca).

Di fatto questo museo era una vecchia fabbrica riadattata parzialmente a tipografia dove si incontravano tutti questi artisti o aspiranti tali che volevano portare nuove idee.

Ad un certo punto questo gruppo di lavoro decise di aprire la loro casa base al pubblico per metterlo in contatto con la propria arte.

La Grand Opening avvenne il 22 giugno 1916, con la Free Salamander Exhibit, mostra di nuovi artisti.

Quando la gente cominciò ad arrivare per visitare la mostra, dalle finestre dell’ edificio vennero gettati dipinti, pamphlet, e scatoloni in fiamme pieni di banconote che avevano però la stampa di una lumaca laddove avrebbe dovuto esserci il volto del Presidente.

Questo scatenò i fischi del pubblico, e mentre i pompieri calmavano il fuoco, alcuni venditori ambulanti teatralmente vestiti vendevano cibo e bevande da pagarsi esclusivamente con le banconote false.

Di fatto, il fuoco ERA la Free Salamander Exhibit, un modo come un altro per dare una scrollata alla mente sonnacchiosa della borghesia dell’ epoca.

Infatti il giorno dopo il museo chiuse.

Sebbene sia rimasto aperto pochissimi giorni, la sua attività di ‘tipografia dadaista’ fu consistente fino alla sua chiusura, nel 1950.

 

Maggiori informazioni qui.

 

Perché tutto questo panegirico?

Perché sono incappato in un bel gruppettino. Gli Sleepytime Gorilla Museum.

Che cercano di rappresentare in musica le varie vaccate che ho sopra descritto. E ci riescono egregiamente.

L’ attenzione viene spostata sull’ aspetto ritmico percussivo della musica progressive, in virtù della presenza del batterista Frank Grau e del percussionista Dada Moe Staiano.

I riff sono curiosamente industrial/grindcore, inseriti in questa matrice ritmica fortemente preponderante e umorale, e il tono generale dei pezzi ha molto di apocalittico. L’ approccio è a tratti teatrale potendo contare sulla violinista/cantante Carla Kihlstedt.

Suona progressive, ma suona come niente che abbiate sentito finora nel genere.

 

Il loro sito qui.

 

Vi lascio con un sample tratto dal loro ultimo album ‘Of natural history’: nel loro sito trovate altri sample e qualche canzone intera dai lavori precedenti (consiglio ‘sleep is wrong’ da ‘Grand opening…and closing!’).





permalink | inviato da il 27/12/2005 alle 10:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa

27 settembre 2005





Non sono mai stato particolarmente tenero con i gruppi italiani.

Ho sempre pensato che da un punto di vista rock (e heavy) abbiamo un sacco di gruppi buoni, che sanno scrivere i pezzi, che li sanno suonare, ma nessun gruppo che faccia veramente la differenza.

Ci muoviamo bene, ma su territori già battuti da altri.

Proponiamo power metal di una certa fattura, ma in Germania quelle cose si sentono da vent’ anni.

Rhapsody, Labyrinth, Vision divine, White skull sono bravi, ma non sono certo innovativi.

Abbiamo gruppi che possono tranquillamente stare alla pari con Kamelot, Jag panzer, Overlorde e compagnia.

Niente di decisivo. Niente Blind guardian, Savatage, Nevermore.

 

Abbiamo (poche) eccezioni.

Questo disco, questo gruppo è un’ eccezione.

 

Se vi piacciono sonorità crepuscolari, questo è il posto giusto.

 

Immaginatevi un carnevale di Venezia con le maschere tradizionali, eleganti e decadenti. Immaginatevi un tramonto di febbraio non molto freddo il giorno di Martedì Grasso, un tramonto che pare quasi di fine ottobre, con l’ arancione, il giallo e l’ azzurro nello stesso cielo, colori caldi e freddi.

 

Immaginate di esserci, a Venezia, vestiti a festa in un giorno così.

 

 Ecco,  il blu scuro di quel tramonto è il gotico, con il doom e il death (o meglio un po di black); mentre l arancione e il giallo  rappresentano la passionalità, un tocco di Mediterraneo che per alcuni rovina l atmosfera oscura, per me invece toglie la parte ostentatamente nera e macabra, quella un po kitsch, quella forzatamente da necrologi.

 

Il tocco di italianità alla musica arricchisce il colore, toglie il carattere sepolcrale e aggiunge passionalità e profondità all’ insieme.

 

Qui sta l’ originalità del disco, il suo discostarsi dalla classica produzione gotica e doom, il suo suonare fresco e  convincente.

Nello specifico, la produzione è scintillante, soprattutto nel suono di chitarra e negli effetti della

voce.

Le chitarre pulite sanno d’ argento, quelle distorte sono potenti e pulite, e conferiscono robustezza ai pezzi.

La lingua prevalentemente utilizzata è l’ inglese, con squarci di italiano qua e là, e devo dire che la nostra lingua nazionale in questo contesto colora i brani in maniera molto più efficace dell’ idioma anglosassone.

 

Il cantato è alternato, ci sono parti pulite, sognanti e malinconiche e parti growl che servono a dare potenza e a non cadere nel possibile errore di rendere il tutto troppo melenso.

C’ è un che di  musica classica nel disco, suonata senza mille orchestrazioni, senza archi e controarchi tronfi e sovrabbondanti. La struttura dei pezzi è complessa, ma l’ esecuzione è snella e scorre via con facilità. Il fascino del complesso senza l’ appesantimento dovuto ai troppi abbellimenti.

 

Su Everasia, seconda traccia, c’ è addirittura una citazione di Funiculì funiculà’, eseguita con un misto di gioia e disperazione da brividi, mentre il riff portante è una sorta di tarantella rallentata e ridotta a un andante epico e delicato allo stesso tempo.

 

Distances parte oscura e minacciosa per poi rischiararsi facendo sua la melodia del ‘lago dei cigni’ di Tchaikovsky alla maniera dei Novembre.

 

Cloudbusting è una cover di Kate Bush cantata da Ann-Mari Edvardsen, indimenticata ex cantante dei 3rd and the mortal, con l’ incedere maestoso affidato alle tastiere.

 

I pezzi hanno tutti una durata dai 5 agli 8 minuti e la classica impostazione strofa-ritornello non viene seguita. Sono più composizioni che canzoni.

 

Mi viene in mente un qualcosa tra la Poesia Ossianica e qualche racconto di vampiri.

 

Io l’ ho ascoltato leggendo Anno Dracula’ di Kim Novak, e ha giovato.

 

Consiglio questo disco a tutti.

 




permalink | inviato da il 27/9/2005 alle 11:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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