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14 novembre 2006

fumo negli occhi-1

Ho cominciato alla maniera di mio padre e di mio nonno, con le foglie delle pannocchie essiccate o con le bucce di banana lasciate al sole per un bel po’. Perché in fondo quello che contava era il cerimoniale, il rito, la gestualità, più che l’oggetto del desiderio. E poi perché fortunatamente non avevo i problemi economici dei miei genitori alla mia età ma mica andavo in giro col borsello pieno, in ogni caso. Qualche spicciolo giusto per un’emergenza, tipo ‘se hai bisogno di qualcosa puoi chiamare mamma da una cabina telefonica’. Cabina telefonica. A quei tempi il cellulare non ce l’aveva nessuno, figurarsi un ragazzino brufoloso di 14 anni. Cabina con telefono arancione e via andare. I più ganzi avevano la carta telefonica da 10mila lire. Internet poi era cosa totalmente sconosciuta, al massimo poteva ricordare il celebre computer ribelle di 2001 odissea nella spazio o il più moderno Terminator. Niente e-mail, niente sms, niente blog e un 486 dx2 era l’ottava meraviglia del mondo conosciuto. Cazzo sono passati 13 anni e sembra di parlare del Mesozoico.

Dicevo della pecunia. Era contata e allora i soldi per il pacchetto dovevano essere spesi con molta moderazione perché si perdessero nel sottobosco della normale amministrazione. Doveva sembrare un gelato, o un numero di Topolino. Niente Marlboro rosse, niente Philip Morris o Muratti. Costavano 3000 lire. Sti cazzi. Via con le Esportazione, Alfa, Diana (per gente senza grana), Death (magari light?), sigarette indiane (un’unica fogliolina tenuta insieme con lo spago: un cesso totale), e altri orrori a poco prezzo.

Le Esportazione, poi, erano un mito. In pratica la sottomarca delle MS. Ho detto tutto. Un pacchetto 1000 lire contro le 3000-3500 di una Marlboro o una Rothmans.

A dir la verità, si faceva anche a gara a scovare i pacchetti più strani ed esotici. E i più economici. C’era un qualche desiderio in noi pseudoribelli più finti del cartongesso, un desiderio di abbrutimento e di povertà. Anche quando avevi i soldi per prenderti il pacchetto buono, fumavi schifezze ugualmente per fare il finto povero. Che enormi teste di cazzo. C’è da dire però che più forte è la sigaretta che fumi e più fai fatica a fumarne di più leggere.

Continuando con la filosofia del ‘sempre meno’, nel periodo dei 16-18 anni avevo sviluppato un abilità sinistra nello scroccare le paglie. Lucravo sigarette aggratis a destra e a manca come solo le donne sanno fare. È un’arte innata, per loro.

Davvero, ero in grado di partire con un pacchetto vuoto e ritrovarmelo quasi pieno a fine serata. A ripensarci adesso, mi appenderei per le palle da solo. Odio gli scrocconi.

Così un’estate del millenovecentonovantavattelapesca mi rendo conto della mia bassezza e decido, dopo tanto tempo, di comprarmi un pacchetto. Uno serio, però. Basta Alfa, per carità di Dio.

 

 

Continua




permalink | inviato da il 14/11/2006 alle 20:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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