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26 novembre 2006

fumo negli occhi-2

‘Vada per le Lucky Strike’.

Che c’era pure un amico di mio fratello che le fumava sempre, e all’epoca erano molto underground/american/heavy metal/antifighetto. Sticazzi. Era meglio se avessi passato il tempo a farmi le pugnette. Anzi no. Ne facevo già a tonnellate. Averlo saputo, all’epoca, della banca del seme. A quest’ora avrei un conto in banca che Briatore mi fa… una pippa.

Ma le luckies erano perfette nella loro confezione bianca con il tondo rosso al centro, e il tabacco era tostato e forte e buono e denso e vanitoso, quando saliva morbido e solido in pigre volute sottoforma di fumo bianco leggermente giallognolo. Si protendeva dalla mano come una nebulosa di infinite particelle, come una Via Lattea piena di stelle e pianeti e punti di vista e memorie residue, ricordi vagabondi e dimenticati in sempiterna orbita nello spazio. E tutto nel palmo della mia mano. Anzi, tra le dita. Perché nella smania texan-american-caubòi fumavo le paglie tenendole tra il pollice e l’indice o tra il pollice e il medio. Mai retto una cicca tra l’indice e il medio come fanno tutti. A distanza di dieci anni non sarei proprio in grado di fumare normalmente. Però ho ragione io, checcazzo. Io fumo come John Wayne, come Humphrey Bogard in ‘Casablanca’, come Clint Eastwood ne ‘Il buono, il brutto, il cattivo’.Tutta un’altra classe.

Le migliori sigarette che abbia mai fumato. Lucky Strike pacchetto morbido senza filtro. Bontà d’altri tempi. Sapori e aromi ineguagliati. In Italia non sono più in produzione da almeno 5 anni. Praticamente le compravo solo io. Altro segnale del fatto che gli italiani non capiscono un cazzo.

E fin qui tutto bene.

Le Luckies no filter producevano recrudescenze sublinguali una volta che venivano fumate in gran quantità: praticamente, la lingua mi diventava come un cactus. Praticamente, avevo le labbra e la punta delle dita piene di scottature perché le fumavo fino all’orlo, fino all’ultimo milligrammo di tabacco.

Discorsi del cazzo, dite voi. Discorsi di vita, dico io. Facciamo ‘discorsi di vita del cazzo’ e siamo un pò tutti contenti. Qui non si scontenta nessuno, la botte piena e la moglie ubriaca, frizzi lazzi e ricchi premi. Se poi passi di qui e mi porti una stecca di luckies senza filtro, magari ti faccio fare un giro fuori stagione con la mietitrebbia, che è sempre un gran viaggiare. Perché no, in fondo. Ho sempre desiderato un giro in mietitrebbia. Pensateci un attimo. Sabato sera in discoteca o in una festa ‘in’. Completo gessato e cravatta Marinella, sbarbati e perfetti. Arrivo con la mietitrebbia e parcheggio davanti all’ingresso in parte alle varie Ferrari dei clienti danarosi. Già che ci sono rovescio un po’ di fieno sull’entrata, che fa molto presepe natalizio e infatti siamo in pieno periodo di.

Salto giù agile dalla scaletta impeccabile come James Bond, appena appena qualche filo di paglia tra i capelli, la gente incredula ed estasiata mi fa la ola e inneggia il mio nome, donne vestite prada/gucci/valentino/cavalli litigano e si strappano i capelli per farsi portare a casa da me, in mietitrebbia. Le amiche morirebbero di invidia, altro che cazzi. Magari le porto nel granaio a fare le cosacce. Con il lampeggiante giallo montato sopra. Oh, dovreste vederle, le borsettate che si tirano, per agganciarmi. I maschi in Ferrari se ne stanno in disparte consci della loro genetica inferiorità. Flash e telecamere delle tivvù locali mi accecano in continuazione, Lucignolo ha già chiamato ché vuole dedicarmi una intera puntata, la De Filippi ha in ufficio 25 chili di Posta Per Me.

Io sorrido a un paio di donne da capogiro che si sciolgono immediatamente come neve al sole, mi accendo una lucky schermando la fiamma con la mano e…

Di cosa stavamo parlando?




permalink | inviato da il 26/11/2006 alle 16:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
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